ESPERIENZE D'Accoglienze

La storia di A.

Accogliamo il piccolo A., presso la casa di pronta accoglienza, il 4 ottobre 2006 anche se avevamo incontrato, su segnalazione di Santino Tornesi responsabile della Caritas di Messina, la famiglia B., già nel mese precedente. M. e M. B. sono sposati da circa 10 anni, dal loro matrimonio sono nati D. di anni 12, che in un primo tempo viveva in Marocco con i nonni ed A. di anni 4 che, nato in Italia, abitava regolarmente con la propria famiglia a Messina. Il sig. M. giunge in Italia circa sedici anni fa, durante questo periodo ha svolto diversi lavori tra cui: l'ambulante, l'autista, l'agricoltore inoltre, precedentemente, in Marocco, ha lavorato per molto tempo come cameriere in un locale del luogo.
Da 4 anni si è ricongiunto con la moglie , entrambi si sono adoperati nella ricerca di un lavoro ma a causa della mancanza di un mezzo di locomozione, considerata inoltre l'età del piccolo A. e la difficoltà di M. a parlare e comprendere l'italiano, non riescono a trovare un lavoro stabile. Inizialmente l'equipe si è mossa per far si che M. riuscisse ad integrarsi perfettamente nella comunità messinese. La lontananza dal proprio paese d'origine, infatti, ed in particolare dalla figlioletta più grande hanno provocato in lei uno stato di "tristezza" piuttosto evidente. A tal fine abbiamo contattato l'assistente sociale del centro interculturale Soleluna cosicchè M. potesse frequentare altre donne straniere che la supportassero in questo percorso di socializzazione e di apprendimento della lingua italiana. A. appare un bambino molto sereno, certamente più sviluppato rispetto l'età che ha, sembra reagire bene agli stimoli, è molto attento, socievole e viene parecchio seguito da entrambi i genitori, si nota infatti che le cure verso il piccolo sono rivolte da entrambi i genitori con uguale intensità ed amorevolezza.
Il bimbo non presenta quindi alcun problema psico-fisico, seguito dalla dott.sa Oliviero, non ha problemi legati all'alimentazione e si nutre con appetito. I genitori si rivolgono a noi a causa sia della necessità di reperire al più presto un lavoro per entrambi sia per il forte stato di indigenza in cui vivono. A. è il primo bambino accolto all'interno della struttura, per lui abbiamo pensato ad un inserimento.

La storia di B.

Conosciamo il piccolo B. all'età di 4 mesi quando, nel mese di febbraio del 2007, lo accogliamo nella casa. I suoi genitori, B. e H., entrambi marocchini, arrivano nel nostro paese in cerca di lavoro, che trovano e, anche se precario e senza alcuna forma di contratto, permette loro di provvedere alle prime necessità del piccolo.
Tuttavia, dai primi incontri con questa famiglia veniamo a conoscenza delle loro difficoltà di integrazione e di inserimento nella nostra cultura e nella nostra città, soprattutto in ambito lavorativo e comunicativo. Fortunatamente un punto di riferimento nella vita di queste persone è una vicina di casa, la quale è anche di supporto nella cura e nell' accudimento di B. nei primi mesi di vita. A causa dell'età avanzata, però, la signora non si sente in grado di impegnarsi quotidianamente e per molte ore della giornata ed è per questo che la famiglia si rivolge all'assistente sociale M. Rizzo dell'Istituzione per i servizi sociali, la quale, essendo a conoscenza della struttura e del progetto di accoglienza, indirizza la coppia da noi. Il piccolo trova nella casa un luogo sereno ed idoneo, dove trascorre le mattinate, come deciso insieme ai genitori, sulla base di un progetto personalizzato, concordato con l'equipe, composta da Lia M. l'assistente sociale, Federica D. l'educatrice, Titti F. e Simona D. le assistenti all'infanzia e alcuni volontari coinvolti in quest'accoglienza, ovvero Donatella, Loredana, Caterina, Angelo, Enzo e Melina. Nonostante le condizioni di indigenza in cui vive la famiglia, B. riceve le dovute cure e attenzioni che lo rendono un bambino sereno e sorridente, capace di adattarsi, senza alcuna difficoltà, al nuovo ambiente e ai nuovi volti che conosce giorno dopo giorno e di cui impara a fidarsi. Con il trascorrere dei mesi il piccolo risponde sempre meglio agli stimoli proposti da noi operatrici, attraverso le attività ludiche svolte con lui ed interagisce positivamente con gli altri ospiti della casa.
Dopo una permanenza di circa otto mesi nella struttura, oggi B. frequenta un asilo situato nei pressi della sua abitazione, che risponde meglio alle esigenze logistiche e lavorative della madre. Nonostante ciò la casa e noi operatrici rimaniamo un valido e permanente supporto per questa famiglia.

La storia di H.

Nel febbraio 2007 conosciamo, presso la struttura "Sr.Francesca Giannetto", su invio dell'assistente sociale D. De Salvo del Comune di Messina, la sig.ra R. W. R. riferisce di essere in Italia da molti anni e di aver sempre lavorato come collaboratrice domestica. Insieme con il marito si trasferiscono inizialmente nella città di Bologna per poter essere più vicino all'unico familiare presente nel nostro paese e cioè il fratello della medesima.
Successivamente, a causa delle difficoltà di inserimento lavorativo ed a causa dell'elevato costo della vita, la fam. K. decide di trasferirsi nella città di Messina.
Qui iniziano quasi immediatamente a lavorare, lei come collaboratrice domestica, lui come aiutante cuoco presso un ristorante della città. In questo periodo vengono supportati dalla presenza di una vicina che si adopera per sostenere sia moralmente sia economicamente la famiglia. Grazie a quest'ultima R. riesce ad inserirsi stabilmente come collaboratrice domestica presso una pasticceria situata proprio vicino casa. Inizia così un periodo più sereno per la famiglia, il sig. K. riesce pure ad acquistare casa. Dopo circa cinque anni dal loro arrivo in Italia, intorno all' agosto del 2004, la signora riferisce di essere rimasta incinta e di essere tornata in Marocco per essere sostenuta dalla propria famiglia. La stessa racconta di aver avuto quattro aborti, causati da una malformazione dell'utero non diagnosticata. Intorno alla ottavo mese decide però di tornare in Italia per fare nascere il bambino qui. Durante l'assenza della signora il posto di lavoro veniva offerto ad una connazionale Marocchina venuta anch'essa da poco in Italia.
La situazione economica veniva a modificarsi e ciò a causa del fatto che il marito venne licenziato poichè il ristorante presso cui lavorava fallì e alla signora non veniva più permesso di riprendere il vecchio lavoro. Inoltre, la vicina di casa che sino ad allora si occupava della famiglia, si interessava di una nuova coppia marocchina. Coppia la cui moglie aveva sostituito R. presso la pasticceria. Inizia così un periodo durissimo, pur avendo una casa di proprietà R. racconta di non riuscire più a superare le difficoltà quotidiane legate pure alle esigenze del neonato H. Attualmente la signora ha ripreso a lavorare saltuariamente sempre come donna delle pulizie, il marito invece ha iniziato l'attività di venditore ambulante.
Le esigenze della coppia sono legate all'accoglienza del piccolo H. riguardano la cura e l'accudimento del minore durante l'attività lavorativa della madre, questa sembra preoccuparsi molto del benessere psico-fisico del bambino e dice di essere rivolta alla nostra struttura proprio per tutelare il piccolo. H. appare molto sereno e socievole.
Valutate le esigenze della famiglia ed in particolare del bambino concordiamo con R. e con Sr. Angela, direttrice dell'asilo sito presso l'istituto S Brigida, l'inserimento del piccolo presso suddetta struttura, ciò per consentire allo stesso di rapportarsi e socializzare con bimbetti della stessa età. Ancora oggi R., viene a trovarci presso la struttura, ci racconta delle difficoltà di trovare lavoro e del senso di solitudine che talvolta vivono. Noi ci sentiamo molto vicino a queste famiglie venute da paesi lontani nella speranza di trovare una vita meno incerta ed un lavoro che consenta loro di non far vivere di stenti i propri piccoli.

La storia di A. e G.

Quando veniamo contattate nel febbraio 2007 dai Servizi Sociali di Barcellona, per sapere se possiamo accogliere una neonata di poco meno di un mese, raccontano che una giovane ragazza dell'est avrebbe voluto lasciare la propria bambina, presso un nosocomio, per poi riprenderla successivamente e che un'assistente sociale, l'ha convinta a rimandare questa decisione e a dare la piccola in affidamento per poter maturare questa decisione con più calma. Decidiamo di incontrare A. e la sua piccina, la ragazza sembra intenzionata a lasciare la piccola per qualche tempo, racconta di voler trovare una sistemazione migliore per sè, per il suo compagno e per la piccola G. I due "coniugi" vivono separati, lavorano in posti diversi, lui fa lo stalliere in un maneggio di un altro comune, lei vorrebbe presto raggiungerlo ma la stessa dice : "In quel luogo non c'è spazio per una bimba così piccola, la stanza è fredda e l'ambiente è non è assolutamente idoneo per far crescere una neonata! Quando troveremo una sistemazione diversa riprenderemo la piccola con noi!". La bimba, ha appena venti giorni, a prendersi cura di lei è stata A. e qualche sua amica, il padre della piccola, pur avendola riconosciuta, non sembra curarsi molto di lei, non la cerca, non gli importa di vederla, non si preoccupa di sapere chi crescerà la sua piccola per qualche tempo. A. è vissuta per molto tempo con delle sue amiche, anch'esse ragazze dell'est in cerca di un futuro migliore nella nostra terra, è sola, pur avendo dei parenti, non ha con loro nessun tipo di rapporto, non vivono insieme e non condividono nulla. Racconta inoltre di avere la mamma nel proprio paese e spera che presto lei possa raggiungerla per aiutarla anche nella crescita di G. A. racconta delle sue paure di mamma, riferisce: "quando dormiva mi capitava di svegliarla perchè avevo paura che fosse morta", paure che non ha mai potuto condividere con nessuno.
Dopo averla ascoltata, le raccontiamo della nostra struttura e delle possibilità che l'affidamento offre, le diciamo che potrà continuare a vedere la bambina e che potrà con lei costruire un legame. Fissiamo insieme il giorno in cui A. accompagnerà la sua piccola presso la casa, ad accoglierla ci saremo noi della casa ed i possibili genitori affidatari A. accompagna la piccola, rimane con noi tutto il giorno, parla con lei, le descrive l'ambiente. E' straziante assistere alla loro separazione, piange ininterrottamente, non riesce a parlare, salendo sul pullman che la porterà dal proprio compagno, dice che tornerà a prenderla e che vivranno tutti insieme una vita felice. Da ciò che abbiamo osservato, pensiamo che la ragazza abbia bisogno di un sostegno, di un punto di riferimento, ci sembra smarrita, sfuggente, pensiamo che debba essere aiutata a fare la mamma perchè lei stessa sembra essere una bambina bisognosa di accoglienza e di cure. Riflettiamo su G. e sul pericolo che la sua mamma non riesca ad "esserci" nonostante le sue dichiarazioni di intenti, ad esserci nel legame con lei, ad essere per G. un porto in cui sentirsi a casa, sufficientemente al sicuro.
Decidiamo così di contattare l' assistente sociale che ci ha segnalato il caso, le comunichiamo le nostre impressioni, "suggeriamo" che A. venga presa in carico da un servizio della zona in cui si è trasferita. L'assistente sociale sembra essere irraggiungibile, sfuggente, lei stessa, la cerchiamo ripetutamente. A. rimane sola.
Veniamo chiamati dalla ragazza, ci chiede aiuto perchè ha un problema di un salute, la accompagniamo in ospedale, lì racconta del suo lavoro presso il maneggio, si affatica molto, cerca di aiutare il proprio compagno, il datore di lavoro sembra essere disponibile verso di loro ma in realtà a noi sembra essere un uomo che approfitta della situazione di due ragazzi stranieri. Racconta di vivere in una stanzetta dentro una stalla, dice di essere serena e di voler presto venire a trovare G..
In realtà la donna viene a trovare la figlia poche volte la piccola che nel frattempo è stata accolta presso la famiglia P. che la ospiterà per sei mesi, come deciso nel decreto di affidamento, sembra non riuscire a conciliare il lavoro con la possibilità di recarsi dalla piccola, sembra inizi, lentamente, ad allontanarsi dalla propria bambina. Quando viene a trovarla si prende cura di G., gioca con lei anche se sembra tenere in mano una bambolina con cui giocare anche se questa è l'impressine di uno di noi. A. continua ad essere sfuggente, telefona raramente, non riesce a concordare con gli affidatari degli appuntamenti stabili, dei momenti in cui poter stare tranquillamente con la propria piccola. Anche la famiglia P. inizia ad avere delle difficoltà, infatti la ragazza arriva all'improvviso, apparentemente sembra serena ma dal suo atteggiamento sembra preoccupata, non riusciamo bene a capire il motivo sino a quando un giorno, inizia a fare ripetutamente delle telefonate, ha bisogno di soldi, li chiede a tutti dice che il suo compagno deve urgentemente tornare nel paese di origine, nessuno di noi può accontentare questa richiesta così sparisce per qualche tempo, cambia numero di telefono anche se sarà lei stessa, successivamente, a comunicarlo. La famiglia P. cerca di mantenere costanti i rapporti con A., anche loro hanno la sensazione che sia sfuggente che non riesca ad organizzarsi che ci sia qualcosa di poco chiaro. Nonostante ciò organizziamo insieme il battesimo della piccola, rispettando la volontà della madre viene eseguito il rito della religione di appartenenza, sembra essere un giorno di festa ma in quel momento A. decide di confidarsi con noi raccontando le continue violenze subite dal compagno sia in gravidanza sia dopo la nascita della piccola, racconta di essersi più volte recata in ospedale per le percosse e di essere certa che G. ha risentito delle botte prese dalla mamma durante la gravidanza, dice inoltre di aver deciso di lasciare il compagno e di essere tornata a vivere, con delle sue amiche. Le sue visite sono sempre poche, dice di lavorare molto e di non riuscire a raggiungere la piccola, concorda con la famiglia P. che saranno loro di tanto in tanto a portare G. dalla mamma e così sarà per poco, dice che presto la raggiungerà la madre e che finalmente porterà con sè. Siamo preoccupati per la piccola, potrebbe trovarsi all'improvviso con una madre che conosce poco, con cui non sembra abbia potuto creare un legame; continuiamo ad insistere con l'assistente sociale affinchè si faccia qualcosa ma anche lei è irraggiungibile. Cerchiamo di sensibilizzare A. rispetto ai bisogni della sua bambina, le siamo accanto come potrebbe esserlo una sorella maggiore. Chiediamo che l'assistente sociale svolga una funzione super-egoica , genitoriale. Speriamo che la trovi, che la fermi. A. racconta di avere un nuovo grande amore, dice che sposerà quest'uomo, conosciuto da poco e che cresceranno insieme la piccola. A.. diventa ancora più sfuggente, difficile da rintracciare, non si reca più da G., non riusciamo a rintracciarla. A. sparisce all'improvviso lasciando un vuoto in noi tutti! Ad oggi la piccola G. vive ancora con i genitori affidatari che l'hanno accolta e che la mano profondamente.

La storia di G. e G.

Accogliamo i piccoli G. e G., all'età di 4 mesi, nel mese di aprile del 2007, su segnalazione delle Assistenti Sociali Nancy Gangemi delle Istituzioni per i servizi sociali e Daniela De Salvo del comune di Messina. A chiedere un supporto è stata la madre, N., una donna di 34 anni con una situazione personale abbastanza problematica, una vita trascorsa piena di ostacoli ed una attuale caratterizzata da difficoltà economiche notevoli. Ha accanto a sè un compagno, ma i due necessitano di un aiuto concreto per le cure e le esigenze dei piccoli G. e G., avendo oltretutto altri figli da crescere. I gemelli trascorrono con noi, all'interno della casa, le ore del mattino, poichè la madre andando al lavoro ce li ha affidati, non potendo contare nè sulla propria famiglia, incapace di accudire i bambini, nè sulla suocera, essendo quest'ultima molto impegnata lavorativamente. G. e G., pur essendo gemelli, sono molto diversi l'uno dall'altra. Inizialmente è stato G. ad avere qualche difficoltà ad adattarsi al nuovo ambiente, appariva come turbato e richiedeva molte più attenzioni della sorella. I problemi iniziali del piccolo sono stati soprattutto legati alla fase del sonno, momento in cui sembrava non accettare le braccia di nessuna di noi operatrici, manifestando sofferenza legata ad un pianto continuo. La sorellina, invece, si è dimostrata una bimba tranquilla sin da subito, anche se a volte sembrava un po' "lenta" nel rispondere agli stimoli che le proponevamo. Grazie a vari incontri tenuti con la psicologa della casa, in cui si è discusso delle nostre modalità di relazione nei confronti dei gemelli e ai quali hanno partecipato anche i volontari che sono stati di supporto in questa accoglienza, le signore Donatella, Caterina, Loredana e Anna e il signor Angelo e considerati anche il trascorrere del tempo, la crescita dei piccoli, la loro permanenza all'interno della struttura è diventata più "felice" per G. e "stimolante" per G. Infatti, successivamente i gemellini hanno partecipato attivamente alle attività ludiche svolte con loro, rispondendo agli stimoli proposti e superando gli iniziali problemi legati alla fase del sonno. G. e G. hanno riconosciuto in noi operatrici delle figure di riferimento ed è stato un traguardo per noi tutte aver potuto costatare come, a differenza del passato, nei messi successivi, siano stati più volte loro stessi a cercare i nostri sguardi sia durante i loro piccoli momenti di difficoltà, sia quando più semplicemente volevano essere coinvolti o coinvolgerci nel gioco. Nonostante oggi i gemelli siano inseriti in uno degli asili comunali della città di Messina, grazie al lavoro di rete costruito tra noi operatrici e le maestre del suddetto asilo, restiamo comunque un valido punto di riferimento e di futuro e permanente supporto per questa famiglia.

La storia di A.

Nel giugno 2007, l'assistente sociale della casa viene contattata da un'assistente sociale delle Istituzioni, per segnalare la storia di una mamma e di una bimba di due anni che presentano un passato molto difficile. A. è una bimba che ha vissuto sempre con la madre, nonostante la sua età viene ancora nutrita come se fosse una neonata infatti, il suo sviluppo psico-fisico è molto ritardato e si teme che se la mamma della piccola non venga agganciata, la situazione possa peggiorare a danno di entrambe. Riusciamo a raggiungere telefonicamente M., madre di A., inizialmente appare stupita della nostra chiamata ma dopo inizia a raccontare di sè e delle proprie esperienze, parla del padre, un uomo conosciuto in città per via della sua professione, dell'ex compagno, anch'esso professionista rinomato e padre di A.. Racconta di non possedere una macchina e di voler trovare "un asilo" dove far giocare e socializzare la piccola. Quando le raccontiamo della nostra struttura, delle persone che ci lavorano e dei bambini presenti nel periodo in questione, marina si arrabbia, dice di sentirsi presa in giro e dice che mai porterà sua figlia in una struttura come la nostra: "Una casa di accoglienza per minori è un luogo caratterizzato da rapporti poco stabili e da tanta sporcizia" dice M. Cerchiamo di rassicurarla dicendole che le può scegliere per la propria piccola, che non deve pensare alla nostra struttura come un luogo dove sentirsi osservati ma dove conoscere e riconoscere i propri limiti per poter essere accolti e supportati.
Dopo aver raccontato dei bambini presenti e del nostro modo di intrattenerli M. si calma, dice di aver bisogno di un lavoro e ci chiede di aiutarla in questa ricerca. La invitiamo a venirci a trovare anche senza preavviso, magari per prendere un caffè, vogliamo che si senta accolta e che si renda conto che qui non ci sono persone cattive da cui difendersi o luoghi insalubri dove far stare la piccola A. M. dice che verrà presto a trovarci ma ad oggi non sappiamo più nulla nè di lei nè della sua piccola.

La storia di A., M. e A.

I piccoli A., M. ed A. hanno rispettivamente 7, 6 e 4 anni. I genitori sono separati e loro vivono con la mamma D., ma trascorrono anche qualche pomeriggio della settimana con il loro papà. Già dal primo colloquio con D. veniamo a conoscenza delle difficoltà che la signora incontra nella gestione della vita familiare, sia a causa di problematiche psicologiche proprie, sia per i diversi modelli educativi che lei e l'ex compagno vorrebbero utilizzare per l'educazione dei figli. La stessa ammette di attraversare un momento di particolare confusione e di aver bisogno di un aiuto per poter superare tale situazione; per questo motivo ci richiede un'accoglienza pomeridiana dei figli che non solo le consenta di potersi dedicare più serenamente al proprio lavoro, ma anche per offrire ai piccoli uno spazio adeguato in cui poter giocare liberamente. Li accogliamo nel mese di giugno del 2007 per due pomeriggi settimanali con l'ausilio delle volontarie Paola, Cettina e Francesca. Sin da subito entriamo in sintonia con i bambini, interagendo con loro attraverso varie attività ludiche svolte anche presso la palestra dell'Istituto delle suore. Sia A. che M. rispondono positivamente agli stimoli che gli vengono offerti, mentre la piccola A. si dimostra inizialmente un pò restia nel prendere confidenza sia con la casa che con noi operatrici, in quanto più piccola rispetto ai fratelli, quindi con esigenze diverse e legata fortemente alla madre. Tuttavia, grazie anche all'incoraggiamento dei fratelli, spesso attenti e protettivi nei suoi confronti, è bastato il trascorrere di qualche settimana per attirare anche l'attenzione della piccola A. e coinvolgerla nelle diverse attività pomeridiane.
La loro permanenza all'interno della casa ha fatto emergere anche una competizione tra i due maschietti, che spesso si è trasformata in liti vere e proprie, cariche di aggressività, manifestatesi soprattutto nei momenti in cui la madre veniva a prenderli per riportarli a casa. Con il trascorrere del tempo, i bambini si sono sempre più affezionati sia alla "casa dei dinosauri", come gli stessi l'hanno definita, sia a noi operatrici, infatti tutt'oggi sono felici al solo pensiero di poter giocare nella struttura, anche se soltanto per poche ore la settimana.

La storia di M.

Conosciamo Z.a, mamma di M., nell'ottobre 2007, la sua storia ci viene segnalata da Sr. Angela, una suora che vive nell'istituto adiacente la struttura. Z. ci racconta di essere in Italia da qualche anno, giunge nel nostro paese per cercare lavoro e qui incontra e sposa suo marito M.. Dal loro matrimonio nasce M., una piccola che attualmente ha quattro anni. Riferisce di aver lavorato come collaboratrice domestica e di essere attualmente impiegata presso una ditta sempre con la stessa mansione. Del marito ci racconta che fa l'ambulante e che a causa del fatto che non ha la licenza per vendere è costretto a lavorare saltuariamente. La situazione della famiglia R. è molto simile alla situazione delle altre famiglie marocchine accolte, scarso impiego, condizione contrattuali penose, abitazioni fatiscenti ma, come tutte le famiglie ascoltate anche Z. e M., dimostrano di avere ancora la speranza di una sistemazione migliore e di voler garantire alla piccola un futuro migliore. Ciò che ci colpisce di queste famiglie è il loro impegno nel lavoro, la dedizione verso i figli e la loro voglia di riscatto, a loro non piace essere etichettati come coloro che lavano i vetri ai semafori o che non si integrano con la cultura del paese che li ospita, vogliono avere pari diritti e pari doveri, una volta uno di loro ci disse che siamo figli tutti dello stesso grande padre, che si chiami Dio o Maometto ha poca importanza, dobbiamo tutti rispettarci ed amarci. Z. dice di trovarsi bene in Italia ed aggiunge che difficilmente tornerà nel suo paese. Dopo aver chiacchierato ci rendiamo conto che la difficoltà della famiglia è legata ad una forte indigenza ed alla concreta difficoltà di poter mandare M. all'asilo, concordiamo di accogliere presto la bimba che peraltro troverà all'interno della struttura una suo piccolo connazionale.
Dopo qualche giorno Z. ci contatta, dice che la direttrice dell'asilo dove è accolta la piccola ha deciso di far pagare una somma simbolica alla coppia, Z. sembra mortificata, si scusa con noi dicendo che l'attuale sistemazione della piccola è più vicina alla abitazione per cui preferirebbe lasciarla lì. Rassicuriamo la donna dicendole che certamente è meglio che la bimba stia vicino casa e che potrà venirci a trovare in qualunque momento. Attualmente la piccola è ancora in asilo, Z. chiama spesso in struttura per raccontarci i progressi della suddetta e le vicende di tutta la famiglia, dice di esserci grata per averla ascoltata ed in un certo senso accolta.

La storia di C.

La signora A. M. si presenta presso l'istituto S.Brigida nel mese di Febbraio 2008, con le c'è il piccolo C. di appena sette mesi. La signora è in cerca di un asilo che possa accogliere il bimbo la mattina, infatti è in cerca di un lavoro che possa garantire sia a lei sia ai suoi piccoli una vita più dignitosa. Il 07.02.08 veniamo contattati da Sr.Angela (Ist.S.Brigida) che ci mette a conoscenza della situazione della signora, concordiamo così un appuntamento per sabato 9 febbraio. L'appuntamento viene inizialmente fissato presso l'istituto e ciò a causa del fatto che A. è tesa poichè l'incontro avverrà con l'assistente sociale e con la pedagogista della struttura. A. è una donna di 28 anni, madre di G. (8 anni), S. (6 anni) e C. (7 mesi), iniziamo, per metterla a proprio agio, a discutere dei bimbi in modo informale, le parliamo della struttura e delle accoglienza sino ad ora fatte, la donna sembra essersi leggermente rilassata così la invitiamo a salire con noi alla casa per prendere un caffè e discutere delle sue esigenze. Dopo averle fatto vedere la struttura iniziamo a parlare dei bisogni della famiglia M., A ci racconta di non aver avuto un buon rapporto con la sua famiglia, dice di essere stata presso l'istituto R. Elena e successivamente presso l'istituto S. Spirito di Messina dai 5 ai 15 anni infatti, racconta la stessa che sia lei che la sorella hanno vissuto a lungo lontano da casa e che una volta uscite dall'istituto, mentre la sorella decideva di rientrare in casa, A. decideva di cercare un lavoro per potersi pagare un affitto e da mangiare. A 15 anni la stessa inizia a lavorare come badante ed i successivi lavori saranno tutti di questo tipo.
A. incontrò il marito poco più che maggiorenne, inizia con lui una storia d'amore e da lì a poco decise di sposarlo. Il sig. M. (34 anni), lavorava presso un panificio sino al momento dell'arresto, avvenuto 4 mesi fa, per detenzione d'armi. A. dice di avere grosse difficoltà economiche, è alla ricerca disperata di un lavoro, non vorrebbe allontanarsi da C. ma deve necessariamente farlo poichè i pochi soldi risparmiati sono stati utilizzati per pagare l'avvocato del marito. Nonostante sia giovanissima A. ha l'aria di essere una donna molto vissuta, sembra stanca, è trascurata nell'aspetto e nell'abbigliamento però è attentissima al figlio, lo rassicura, gioca con lui, lo coccola. Sembra molto attenta ai richiami del piccolo. Abbiamo concordato che C. verrà da noi tutti i giorni, tranne il sabato, dalle 8.30 alle 12.30, il venerdì l'orario si prolungherà sino alle 14.30 poichè è il giorno di visita al carcere. Il bimbo è molto vivace ed attento, è pulito e ben vestito, ha iniziato lo svezzamento, non ha particolari forme di allergie se non alla lana; mangia un po' tutto ma non digerisce molto il manzo. Ad oggi il piccolo è inserito presso un asilo, la donna viene spesso a trovarci, chiede consigli e sostegno. Ci racconta di aver problemi con i figli più grandi poichè questi sentono fortemente la mancanza del padre ancora oggi in carcere. Le proponiamo di venire con i piccolo più spesso in struttura e le suggeriamo, accompagnandola il percorso da intraprendere.

La Storia di A.

Incontro la sig.ra S. nel febbraio 2008 presso la sua abitazione. Iniziamo immediatamente a parlare di A. ed in particolare delle sue difficoltà. S. mi racconta di essersi sposata e di aver avuto il primo figli solo dopo sei anni di matrimonio, racconta che il suo precedente rapporto era molto instabile, infatti molto spesso con il marito si lasciavano per poi riprendersi, S. accusa il suo precedente compagno di essere un uomo scontroso e talvolta violento. Durante questi periodi di separazione, la donna incontra un altro uomo con cui ha un rapporto sessuale così resta incinta senza avere la consapevolezza di sapere chi è effettivamente, il padre del piccolo. S. si ricongiunge con il marito, le comunica di aspettare un bambino, i due vivono insieme per otto mesi e cioè sino a quando non viene deciso di fare il test del dna al piccolo per poi scoprire che il padre naturale era l'uomo con cui la stessa aveva avuto una breve relazione. S. ed il marito si lasciano definitivamente. Poco dopo, incontra l'attuale compagno con il quale decide di avere un altro bambino: A. Il padre di A. è un uomo totalmente assente, non ha mai sentito l'esigenza di conoscere noi operatori e la struttura dove il suo piccolo si reca ogni mattina. Successivamente iniziamo a parlare del fatto che S. rifiuta l'aiuto di una nostra operatrice, una volontaria che ha dato la sua disponibilità per due pomeriggi a settimana, per aiutare Santina nella cura di A. Discutendo emerge il disagio della donna nel ricevere aiuto, dice infatti che non vuole arrendersi e che vorrebbe aiuto solo in determinati momenti, cioè quando la malattia non le consente di poter gestire la casa. S. è ammalata di sclerosi multipla. La invito comunque a fissare un giorno stabile con Katia (l'operatrice) e a verificare un eventuale altro giorno in cui la volontaria possa portare un po' in giro il piccolo.
Telefoniamo inoltre all'A.S. Micalizzi dell'aism la quale ci riferisce che avrebbe avviato il servizio di assistenza domiciliare e di accompagnamento. A. è un bimbetto che sin da piccolo ha dovuto subire la lontananza dalla madre infatti, sin dai primi mesi veniva accolto dai nonni paterni e materni poichè S. veniva spesso ricoverata a causa della sua malattia. Ciò ha provocato un fortisimo disagio nel piccolo, amplificato dal difficile rapporto che i genitori del piccolo hanno. Supportati da noi operatori, abbiamo convinto la famiglia B a sottoporre A. a dei controlli clinici, ciò perche ad oggi il piccolo comunica solo con gesti non proferendo parola. I test condotti e le visite effettuate presso il reparto di neuropsichiatria del Policlinico hanno evidenziato che il bimbo presenta un "ritardi pervasivi dello sviluppo" determinato probabilmente anche dalla difficile situazione che il bimbo vive. Ad oggi il piccolo è inserito presso un asilo, ciò per favorire l'integrazione e la socializzazione con il gruppo dei pari inoltre, è seguito dall'equipe professionale nella nostra struttura per due pomeriggi la settimana. Una nostra volontaria, al fine di garantire continuità, si reca nei restanti pomeriggi presso la famiglia B. per collaborare ed educare S. nelle attività di cura. Il padre di A. , capendo l'importanza della sua presenza nel progettino d'aiuto, si è reso disponibile nella collaborazione.

La Storia di A., S. e F.

A.,S. e F. sono segnalati dalla scuola "Passamonte" relativamente al progetto "Chi ben Comincia" Li accogliamo in struttura nel marzo 2008. I tre piccoli hanno difficoltà nelle relazioni con i compagni e nelle attività scolastiche, tutto ciò dipende da una parziale presenza del padre, dovuta all'intenso lavoro e dalla difficoltà della madre nella gestione dei compiti poichè straniera. Inizialmente provvediamo a mostrare la struttura ai fratellini ed ai nonni e, contemporaneamente illustriamo il progetto "Pollicino nella rete" da cui ha preso vita il progetto "Chi ben comincia". I nonni si sono fermati a chiacchierare con noi spiegandoci che i genitori dei ragazzi non sono presenti poichè impegnati con gli altri figli e nel lavoro. Abbiamo comunque ribadito l'importanza della presenza dei genitori invitando i nonni a far presente quantomeno alla madre di dover partecipare agli incontri stabiliti per definire insieme i progettini da avviare con i ragazzi. Il nonno sembra essere un uomo molto autoritario, molto presente nella vita dei piccoli e nella vita della nuora. E' evidente che sia lui a stabilire sia rispetto alla moglie sia rispetto alla famiglia del figlio, le regole ed i comportamenti da attuare. Si ha l'impressione che sia lui, volontariamente, a non permettere l'aggancio con la madre dei tre piccoli infatti, all' insistente richiesta di incontro con la nuora ed il figlio lo stesso risponde: "Bisogna andarci piano con le richieste, i miei nipoti necessitano solo di un supporto scolastico". La nonna paterna appare invece più flessibile ci dice che farà di tutto per organizzare l'incontro con i genitori dei piccoli. Si ha l'impressione che anche lei sia condizionata dalle volontà del marito.
Le attività sono state avviate come da progetto infatti, si è provveduto a far studiare i piccoli avviando così una prima relazione con loro, successivamente sono stati organizzati dei giochi di gruppo che hanno permesso ad ognuno dei presenti di raccontare un po' di se e di sperimentarsi nella relazione. A., S. e F. sono tre ragazzini apparentemente irrequieti, non è facile farsi accettare, soprattutto da F. che, essendo il più piccolo soffre della complicità dei fratelli più grandi. Inoltre, a causa di una malformazione al palato, facilmente curabile, lo stesso ha difficoltà nel linguaggio ed in particolare nella lettura. I tre bambini cominciano lentamente a fidarsi di noi operatori, iniziano ad instaurare un legame e a farsi aiutare nello svolgimento dei compiti, garantendosi così le prime lodi da parte degli insegnanti che con il loro incoraggiamento favoriscono l'autostima dei bambini. Dopo varie sollecitazioni riusciamo ad avere, presso l'abitazione dei genitori, un colloquio con la signora G., madre dei tre piccoli, la quale dimostra pieno interesse per i suoi figli ma si sente frustrata a causa del fatto che non sapendo nè leggere nè scrivere l'italiano non riesce a seguirli nello studio, compromettendo così la loro carriera scolastica. Dice però di essere fortemente grata per ciò che in struttura viene fatto. L'andamento scolastico, le relazioni, l'autostima, il confronto sono tutti aspetti su cui ancora oggi lavoriamo. I ragazzi sono più partecipi alle attività della struttura e godono dei benefici che il nostro lavoro con loro produce. I bambini frequentano ancora la casa.

La storia di M. e M. P.

Nel maggio 2008 veniva segnalata dalla vicaria della scuola "Passamonte", la situazione della piccola M., di anni 6, e della sua famiglia. Le insegnanti della suddetta scuola, lamentavano le continue assenze di M. segnalando inoltre le scarse condizioni igieniche, l' irrequietezza e l'aggressività della piccola. In particolare, le docenti affermavano di aver più volte invitata la madre della piccola, la sig. R., ad un incontro con loro e ad attivarsi a indurre M. a frequentare la scuola e ad impegnarsi nella cura delle condizioni igieniche della piccola. Veniva così concordato nel maggio 2008 un colloquio con la sig.ra F. finalizzato all'inserimento della minore, per il restante periodo scolastico, presso la Casa di Pronta Accoglienza, ed in particolare si stabiliva che la presenza della piccola avvenisse nelle giornate di martedì e giovedì dalle 16.00 alle 19.00. Da tale colloquio si è inoltre evinto che la signora fosse seguita dalla dott.sa S. Tornesi, assistente sociale del Comune di Messina. La frequenza di M. presso la struttura fu esigua sia nel periodo maggio/giugno sia, successivamente nel periodo intercorso tra ottobre e dicembre 2008, mese in cui, di concerto con l'assistente sociale dott.sa S. Tornesi, si fissava un' ulteriore colloquio con la sig.ra F., finalizzato a ribadire e a far comprendere all'utente l'importanza della partecipazione della minore alle attività della Casa di Pronta Accoglienza e a suggerire l'inserimento di M.P. nella medesima.
Dal 07 gennaio 2009 la presenza di M. presso la struttura è costante, vengono rispettati sia i giorni che l'orario di accoglienza, la bambina dimostra collaborazione ed integrazione sia con gli operatori della struttura sia con gli altri piccoli ospiti presenti. Partecipa alle attività proposte, essa stessa è propositiva e seguita singolarmente da un operatore, come ogni singolo bambino, svolge correttamente i compiti, evidenziando lei stessa eventuali compiti non svolti in precedenza. Partecipa ai giochi, non impone la sua presenza agli altri membri del gruppo dei pari, accetta le regole imposte e si dimostra protettiva con il fratellino M.P. e con i bimbi più piccoli. Le sue condizioni igieniche sono migliorate ciò grazie anche ad un lavoro di sensibilizzazione svolto dall'equipe della struttura con la signora; è evidente che M. e M.P. vivano in condizioni di deprivazione ma, la richiesta spontanea di indumenti, da destinare ai piccoli, ha portato la stessa a migliorare le condizioni igieniche dei figli. M. P., di anni 3, è un bambino che lentamente inizia ad integrarsi nella struttura e alle "regole" ad essa connesse, è molto legato sia alla madre sia alla sorella e dimostra anche un forte senso di attaccamento nei confronti dei volontari maschi presenti in struttura, ciò probabilmente poichè il piccolo non ha una figura maschile di riferimento. Partecipa anch'esso alle attività proposte e inizia ad integrarsi con il proprio gruppo dei pari. Tende però, ciò a causa della debolezza della madre, a far "prevalere" la propria volontà su quella della mamma. La signora, partecipa alle riunioni mensili, si dimostra collaborativa relativamente agli obiettivi prefissati nei suddetti incontri, sembra avvicinarsi agli operatori con meno diffidenza e più fiducia. Si dimostra interessata alle attività dei propri piccoli e ad individuare, se pur supportata, soluzioni che consentano sia a lei che ai bambini, migliori condizioni di vita. Rispetto al passato è più propensa nel chiedere "aiuto" e "suggerimenti" per la gestione dei figli, si dimostra inoltre disponibile ad un eventuale affiancamento che le consenta di recuperare le capacità e le competenze legate alla genitorialità.

La Storia di C., S. e G.

La Storia di C., S. e G. Nel novembre 2008 veniamo contattati dai servizi sociali di Messina, segnalandoci il caso dei minori C., S. e G. B., figli rispettivamente della signora D. e del signor B. L'assistente sociale dott.sa M. Greco proponeva l'accoglienza dei minori presso la Casa di Pronta Accoglienza, poichè la signora aveva manifestato più volte, l'intenzione di allontanare i bambini dalla propria abitazione a causa della sua "momentanea impossibilità ad accudirli" . L'assistente sociale dott.sa R. Melita incontrava i coniugi B. e, a seguito del colloquio con gli stessi, i concrdava, tra il Servizio Sociale di Messina e l'equipe professionale della casa, il progetto d'accoglienza che prevedeva che i piccoli C. S. e G. fossero accolti presso la Casa di Pronta Accoglienza "Sr. Francesca Giannetto", e che i suddetti coniugi potessero incontrare i minori, concordando visite programmate, all'interno della struttura. Si è provveduto, nella stessa giornata, ad effettuare dei colloqui individuali prima con il padre dei piccoli e successivamente con C. di anni 12. Dalla discussione si desumeva che la volontà del signor B. si discostava nettamente dalla volontà della moglie, infatti lo stesso raccontava di essersi recato presso l'ufficio della dott.sa Greco per riportare a casa la piccola G. di anni 2, che nel frattempo era stata condotta, presso i suddetti uffici dalla madre che, a detta dello stesso signor B., si trovava in uno stato confusionale inoltre, lo stesso dichiarava l'intenzione di non voler ricoverare i propri figli presso alcuna struttura poichè, supportato dalla sorella, dalla madre e dalla cognata era in grado di provvedere a sè ed ai propri piccoli.
Dal colloquio successivamente effettuato con C., emergeva che la madre manifestava, già dalla fine dell'ultima gravidanza, difficoltà ed inquietudine relativamente alla cura dei tre figli e nel rapporto con il coniuge inoltre, il difficile vissuto della stessa non le permetteva di effettuare scelte ponderate e nell'interesse dei minori stessi. Verificate tale condizioni, si prendeva contatto con i familiari del signor B. i quali, prontamente, si impegnavano a garantire sostegno all'uomo e condizioni di vita stabili per C., S. e G. Di concerto con l'assistente sociale dott.sa Greco si provvedeva, alla luce di quanto emerso, di affidare i minori al padre, segnalando e richiedendo al Tribunale per i minorenni di Messina, tale l'affidamento al padre ed alla sua famiglia d'origine, si consigliava inoltre alla signora di intraprendere un percorso terapeutico che servisse a recuperare stabilità nel rapporto con sè medesima con il coniuge e con i minori.

La Storia di G.

Nel maggio 2009, veniamo contattati da un cancelliere del Tribunale per i Minorenni di Messina, il quale ci informa della situazione di un bambino, di appena un mese, "ospitato" presso un ospedale della provincia di Messina. Il piccolo deve essere necessariamente allontanato dalla madre poichè questa, gravemente malata, rifiuta le cure necessarie, diventando così un pericolo per sè stessa e per il suo bambino. Inoltre è opportuno che il minore venga sistemato in un ambiente più adatto alle sue necessità e quindi meno sterile. Dalla segnalazione del suddetto Tribunale, avvenuta il 25 maggio 2009, al momento dell'accoglienza, intercorre un periodo estremamente lungo, ciò a causa delle "difficoltà di comunicazione interne al Comune e di assegnazione del caso" ad un'assistente sociale del suddetto. Accogliamo G. il 17 giugno 2009. Il piccolo sembra sereno e molto curato, nonostante la lunga permanenza presso una struttura ospedaliera il bimbo sembra aver ricevuto tutto l'amore necessario. Inizia così un'intensa collaborazione con il Tribunale per i Minorenni che ci informa dei continui colloqui effettuati con le coppie disponibili all'adozione. In struttura siamo organizzati con turni composti da operatori e da un cospicuo numero di volontari sia dell'associazione "Una famiglia per amico" sia della struttura "Sr Francesca Giannetto". Il 19 giugno ci viene comunicato dal Tribunale che Giovanni presto abbraccerà la sua nuova mamma ed il suo papà. In struttura siamo tutti commossi.
Comunichiamo al Tribunale la nostra totale disponibilità nel permettere frequenti incontri tra la famiglia ed il piccolo, ciò per consentire ad entrambi di "conoscersi" in un ambiente fortemente tutelato e "tutelante".
Decidiamo così, autorizzati dalla suddetta Istituzione, e su esplicita richiesta della famiglia, di far risiedere i coniugi B. nella struttura per il tempo necessario al disbrigo delle pratiche attinenti l'adozione. Inizia così un periodo molto intenso e ricco di emozioni, A. e N. sono ansiosi di apprendere quanto più possibile su come gestire G. e le sue emozioni. Chiedono continuamente consigli a tutti noi, a volte sembrano impacciati ma estremamente teneri, si affidano totalmente sia all'esperienza dei volontari con una famiglia sia all'esperienza di chi ha conosciuto e cullato G.. In struttura ci attiviamo tutti, si respira l'aria di una grande famiglia allargata che ha come obiettivo il benessere del piccolo, tutti ci sentiamo zii e cugini di questo bimbetto che con la sua forza ha riempito i cuori di noi tutti. G. inizia a conoscere la sua "vera" famiglia infatti, vengono a trovarlo tutti coloro che da oggi in poi faranno per sempre parte della sua vita. Il Tribunale ci comunica che G. può finalmente andare a casa sua. A. e N. sembrano spaventati, non vogliono lasciarci, li rassicuriamo informandoli che se lo vorranno, potranno sempre fare riferimento a noi e perchè no, avvicinarsi alla struttura. L'accoglienza termina con mandato del Tribunale su esecuzione di un'assistente sociale del comune di Messina, nei giorni a seguire l'assistente sociale della struttura accompagna la coppia nel disbrigo di alcune pratiche attinenti il minore, inizia così un lento e dolce distacco che accompagna A., N. e il piccolo G. verso la loro nuova vita, certi che il legame instauratosi con ognuno di noi non si spezzerà mai.